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mercoledì 13 ottobre 2010

A last concert to sad eyes (one year after)

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Così, circa un anno fa, io e V. sul concerto dei Sophia a Roma. Mi sembrava bello ricordarlo, tante cose sono cambiate ma a guardare il video sul sito della Rai (non scherzo) provo esattamente le stesse emozioni, anche se le esprimerei in maniera abbastanza differente.

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Questo concerto che..
Del disco che rispetto agli altri..
La band dimostra una..
Se c'è una cosa che m'è piaciuto leggere di recente in un blog musicale è la citazione di Frank Zappa "parlare di musica è come ballare di architettura". E più o meno basta. Allora provo a raccontarvi l'evento senza partire da storie di amori finiti e ricerche di sé stessi, ma come se fossimo al bancone del Morgana a bere birra.

Roma, una settimana fa più o meno. Ci siamo appena fatti più di duecento km per un concerto, con la prospettiva di percorrerne altrettanti nottetempo. Insieme a me c'è un idolo delle teenagers e due paia d'occhi di quelli da mozzare il fiato. Perché non stiamo andando a vedere un concerto qualsiasi, del genere pogo e rutto libero, tantomeno da ascoltare in sottofondo mentre si sorseggia un mojito e si discorre di amenità. Stasera vedremo finalmente suonare i Sophia, in formazione completa più quartetto d'archi, e insomma c'è bisogno della giusta atmosfera, del giusto mood. Della giusta compagnia. Tempo una mezz'oretta e si uniscono a noi un altro paio d'amici, tra cui il mio socio su questo blog, sempre attento e presente quando si tratta di buona musica (anche se poi infila Brusco nelle playlist, ma questa è un'altra storia).

Ci godiamo nel giardino del Circolo degli Artisti una delle ultime serate tiepide di Roma, mentre dentro sta suonando Modì che, diciamocelo, non abbiamo alcuna voglia di ascoltare. "Conto fino a tre e se non basta conto anche per te", a me pare una filastrocca usata quando si hanno più o meno dieci anni per formare le squadre di calcetto, prima di una di quelle sfide epiche fatte in piazza, sul cemento, roba che se banalmente cadevi ti dovevano portare al pronto soccorso d'urgenza, alla faccia di chi oggi non gioca se pioviggina o ha il raffreddore. Tzè. Io però sono uno scassacazzi, si sa, quindi questa mia opinione non fa testo. Giusto il tempo che una bella ragazza si presenti al suddetto idolo delle teenagers, ricevendo come risposta "No, non ora, devo andare a vedere il concerto" che Robin Sheppard è già sul palco (sono passate da poco le dieci).

Io, non avendo visto (di proposito) neppure una performance live su YouTube, immaginavo che Sheppard stesse per tutta la durata del live con la faccia appesa che ha nelle foto promozionali e non dicesse una parola tra una canzone e l'altra. Invece al contrario, simpatico, brillante, esordisce con "Ciao Roma! I feel good tonight.. But don't worry, I'm even sooo sad!". Apprezziamo. Durante il concerto sentiamo un po' di tutto, brani vecchi e nuovi, Obvious, Dreaming, I left you, The river song, Storm Clouds, Oh my love, Swept Back, etc.. Tutti eseguiti magistralmente e con grande passione. Il Circolo si riempie quasi del tutto, il pubblico mi piace, generoso (giustamente) negli applausi e rispettoso quando il volume e le dinamiche s'abbassano. L'esecuzione di Leaving è uno dei momenti più tristi degli ultimi anni, insieme al primo bis suonato esclusivamente per chitarra acustica, voce ed archi. C'è tempo anche per una breve fase rodimento di culo finale con il chitarrista che suona svogliato e il batterista che dopo aver picchiato come un dannato lancia le bacchette con stizza dietro di sé, poi si alza e abbandona il palco senza salutare. Non essendoci niente per cui farsi rodere il culo, è probabilmente solo scena, cinque minuti di follia hard rock che alla fine di un concerto del genere ci stanno anche.

Metto da parte le parole e condivido un video di YouTube (ho visto gente filmare tutto il concerto), ripreso all'altezza del bancone, con tanto di avventori che ordinano "Una media e una piccola". Ovviamente non siamo noi. Avremmo ordinato due medie, chi è che prende ancora le birre piccole?



Torniamo a casa, Roma, don't blame us for leaving, ma è martedì, domani si lavora. Lo faremo di sicuro più soddisfatti, anche stavolta abbiamo dato e non passerà molto tempo per la prossima occasione. Magari vi racconterò anche quella, se la birra al Morgana ve la venite a bere davvero. Paga Orlando.

1 scleri di ignari passanti:

cucchivive ha detto...
14 ottobre 2010 08:24

ke bello...non sono mai riuscita a vederli in concerto,ma tu in un certo modo me lo hai fatto vivere...:)))))

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