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lunedì 24 maggio 2010

And she would darken the memory

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Bisogna sempre cominciare da capo, come se niente fosse stato. Come se all'ottantottesimo di una finale di Champions League non si fosse in vantaggio di due gol, ma ancora sullo zero a zero. Mantenere un minimo di dignità quando le articolazioni vanno per conto loro e ci si ritrova in mezzo alla polvere è difficile, ma tentar non nuoce. L'importante è non osservarsi mentre ci si comporta in questo modo imbarazzante, farsi distrarre da sguardi languidi e baci a fior di labbra. Tanto non c'è nulla da salvare e i lividi guariscono in due giorni o tre.

Se decidi di svegliarti alle 5:30 e di andarti a privare per una notte di tutte le energie in un posto che è a cinquecento chilometri da casa (ma che senti esattamente come casa) è perché sai che ti ritroverai in un ambiente che è il tuo, di cui conosci i codici, in cui le tue mosse sono disinvolte e per questo non risaltano, dove le mani tese per aiutarti a rialzarti sono più di quelle che ti additano, o almeno più importanti, dove non hai una parte da interpretare nel modo giusto o sbagliato.

E il resto non conta, i vuoti di memoria, i dolori, le chiamate senza risposta alle 9 del mattino dopo e le frasi minatorie, i sogni rivolti a quella persona che ami e che è fatta per il 72,8% d'acqua, l'individualismo esasperato che non porta da nessuna parte e l'amore incondizionato che sai dare sempre nel momento peggiore, la strada del ritorno che è ogni volta più breve e i "tra noi non c'è niente da perdonare, non potevamo fare diversamente". Alla notte devi rispondere con la verità, e forse la verità è che per te, in qualunque momento possa arrivare la tua ora, non sarà mai troppo tardi per morire giovane. Te ne accorgi perché un altro Partyzan è passato, era il settimo compleanno e tu eri lì, in uno dei pochi luoghi di vera resistenza rimasti, uno dei pochi che ancora conta dei granelli inassimilabili, un covo di Basmachi più o meno inconsapevoli e di Dolores Ibárruri in erba. Tu eri lì e sai che non è un'impresa che rappresenta un grande passo per l'umanità. Ma dovrebbe. E non pe' provoca'.

2 scleri di ignari passanti:

mez ha detto...
8 giugno 2010 09:19

I lividi guariscono in due giorni o tre...promesso?
E' che a volte scopri nuove mani tese per aiutarti a rialzarti...e ti stupisci,quasi non ci fai caso,troppo concentrata, forse, su quelle mani che non ci sono più...ti perdi in libri che non conoscevi e che non riesci più ad allontanare da te, infinitamente grata a chi, improvvisamente, porgendoteli aggiunge "scrivici sopra e ti ammazzo"...ed essere pesanti e particolarmante silenziosi,quasi un'ombra di se stessi...e ringraziare il cielo per quelle persone che rendono il tuo pranzo la parte migliore della giornata...e sorridere delle scritte sulle braccia e delle "separazioni in casa"...e così,dalla tua gialla camera nuova di zecca, applaudi e sorridi un altro pò, ringrazi e per il resto te ne fai una ragione.Sai che andrà meglio...perchè deve andare...

Johnny Basement ha detto...
20 settembre 2010 04:44

saluti dalla cantina di Johnny, così pe' provoca'

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